FAQ

DOMANDE & RISPOSTE

Enormi quantità di ricerche sono state effettuate per indagare sulla eventuale correlazione fra impianti mammari e malattie gravi nell’essere umano. Attualmente si esclude che esista un rapporto fra protesi e cancro, così come non è stato messo in evidenza un aumento di malattie autoimmuni fra le donne che portano impianti in silicone, come invece era stato ipotizzato alcuni anni fa. Fra le numerosissime ricerche compiute, alcune sono state volute e finanziate dagli organismi governativi dei paesi più evoluti e da prestigiose università: tutte concordano sostanzialmente sulla sicurezza delle protesi, ma sottolineano che sono possibili complicazioni tali da rendere necessario un reintervento.

Per quanto riguarda gli esami periodici per la prevenzione dei tumori mammari, occorre sottolineare che, mentre per l’ecografia in genere non ci sono particolari difficoltà, la presenza della protesi, che non lascia passare i raggi X, rende più indaginosa la mammografia. Per tale ragione è necessario informare il radiologo dell’intervento subìto, in modo che metta in atto le procedure adatte a controllare in maniera comunque efficace la ghiandola mammaria.

Le allergie al silicone sono rarissime ed è questa una delle ragioni per le quali viene usato questo materiale nella costruzione delle protesi. Infatti il silicone è presente in moltissimi oggetti con i quali abbiamo contatto quotidiano, come in cosmetici, farmaci, cibi e persino nell’acqua e nel latte che beviamo. A questo proposito è giusto sottolineare che la quantità di silicone presente nel latte prodotto da donne con protesi è simile a quella di coloro che non hanno impianti mammari.

Non è possibile dare una risposta precisa a questa domanda, perché le variabili in gioco sono numerose. Ogni tipo di impianto ed ogni persona fa storia a sé. Certamente le ultime generazioni di protesi sono più robuste e quindi destinate a durare più a lungo dei vecchi modelli. Occorre però sottolineare che ci sono donne che portano impianti da 30 anni senza disturbi e senza evidenza di alcuna rottura, così come altre che dopo solo 3 anni sono costrette a sostituirle.

Il cambiamento della protesi di solito si effettua perché è stata gravemente danneggiata o si è spostata o per un’auspicata ulteriore variazione di taglia, oppure semplicemente perché la paziente si sente più tranquilla con un nuovo impianto.

Purtroppo il fumo determina una serie di danni all’organismo, che non sono limitati all’apparato respiratorio, ma riguardano anche il sistema cardiocircolatorio, quello nervoso, la pelle, ecc. Di conseguenza se fumiamo le condizioni generali del nostro corpo sono già in partenza meno sane del normale. Trattandosi di un intervento chirurgico è ovvio che si debbano ridurre al minimo i fattori di rischio. Ogni sigaretta fumata significa vasocostrizione periferica per almeno 5 minuti. In altre parole la nicotina contenuta in ogni sigaretta determina un restringimento di quei piccoli vasi sanguigni che dovrebbero invece essere ben dilatati per portare ossigeno e nutrimento ai tessuti in via di ricostruzione e guarigione. Ovvio quindi che meno si fuma, meglio si guarisce… Sarebbe saggio non fumare affatto almeno per un mese prima e per un mese dopo l’intervento.

Non esiste un’età giusta; dipende dalla conformazione anatomica di ciascun viso e dalla genetica individuale. Spesso le pazienti più soddisfatte sono quelle piuttosto giovani, i cui tessuti sono ancora freschi ed elastici.

Già dopo quindici giorni, con un leggero make up si può riprendere la normale vita sociale. Per apprezzare completamente il risultato ci può invece volere qualche settimana in più.

Durante il colloquio pre-operatorio il chirurgo effettuerà dei fotoritocchi attraverso cui sarà possibile vedere in anteprima l’aspetto del nuovo naso inserito nel viso di ogni singolo paziente.

Il dolore è estremamente limitato o quasi nullo. L’unico fastidio è rappresentato dall’essere costretti a respirare con la bocca aperta per uno/due giorni, in caso si renda necessario l’uso di tamponi (solo nelle correzioni di deviazione settale).

La liposcultura non deve essere considerata una scorciatoia per dimagrire, poiché non si possono eliminare molti litri di grasso in una seduta operatoria, per non mettere a repentaglio la salute del paziente. È invece utilissima per il rimodellamento delle adiposità localizzate.

Tradizionalmente le cicatrici vengono trattate con peeling chimici, laser o dermoabrasioni meccaniche. Negli ultimi anni queste terapie si abbinano spesso con il trapianto di grasso autologo (lipofilling) che distende la cute e rinnova i tessuti grazie all’iniezione di cellule staminali.

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